“O soave fanciulla”, “bella sì come un angelo”..”lunge da lei per me non v’ha diletto!” …. Il melodramma, ma non solo: l’intera storia dell’arte riconosce nelle donne la principale fonte della propria ispirazione l’oggetto privilegiato del proprio interesse. Più raramente –e per una serie di motivazioni di cui tutti siamo ormai a conoscenza- le donne sono state più direttamente il soggetto della creazione artistica. Così il programma di questo concerto vuole dar voce alle voci di quelle rare donne che nell’arco di quasi due secoli hanno avuto la volontà, il coraggio e la generosità di consegnare il proprio mondo interiore alla musica, alla poesia, all’arte; di lasciare un messaggio in una bottiglia dedicato ad un destinatario forse ideale, di là da un oceano spazio-temporale ancora oggi spesso sordo ed ingiustamente restrittivo. Rebecca Clarke (Harrow,England,1886-New York City 1979),oltre ad essere una delle migliori violiste dei primi del ‘900 fu anche prolifica compositrice, con oltre 90 composizioni che ora vengono considerati capolavori suonati ed incisi in tutto il mondo. Diverso è il discorso su Vitezslava Kapralova (Brno 1915-Montpellier 1940),esule volontaria in Francia dove morì a soli 25 anni. Allieva tra l’altro di Bohuslav Martinu scrisse molte composizioni ,sinfoniche e da camera,che sono tuttora sconosciute ai più e che la Società Kapralova sta diffondendo nel mondo. Il “Ritornello per violoncello e pianoforte” è uno dei due brani intitolati “Deux Ritournelles “ op.25 che la Kapralova compose a Parigi nel 1940.Uno dei Due Ritornelli sopravvive grazie al pianista Hermann Grab che portò la sua copia negli Stati Uniti.Entrambe i ritornelli sarebbero dovuti essere stati eseguiti a Parigi il 29 maggio 1940,ma visto il precipitare degli eventi internazionali il concerto fu annullato e la prima esecuzione avvenne qualche mese più tardi a Londra. Prima donna sul podio delle principali Orchestre sinfoniche americane; didatta di più d’una generazione di grandi compositori americani come A.Copland, Ph.Glass, solo per citarne alcuni; compositrice lei stessa di notevole spessore, nei suoi 93 anni vissuti infaticabilmente con e per la musica, Nadia Boulanger (1887-1979) ha disegnato un ideale ponte spazio-temporale tra Ottocento e Novecento, tra l’Europa della grande tradizione romantica e la giovane America dai linguaggi ancora embrionali ma già carichi di promesse. Allieva di G.Faurè e vincitrice dell’ambito “Prix de Rome”, la Boulanger ha tuttavia sempre incarnato con la scuola e la sua personale esperienza, la curiosità, l’apertura ed il confronto tra le culture; la generosità e la disponibilità all’accoglienza che ben più di un dettato metodologico, parlano ancora oggi come una toccante ed imprescindibile filosofia di vita. “Sight reading is like life. The most important purpose is to come from the beginning and to go to the end. Never stop. Never stop life. Continue, even with a mistake.” Nel corso del 2004, venticinquesimo anniversario della scomparsa della Boulanger, numerose manifestazioni si sono tenute in tutto il mondo per ricordare e celebrare una donna ed una musicista non ancora sufficientemente apprezzata dal grande pubblico; ed a tale obiettivo intende contribuire la partitura musicale di questo spettacolo, evidentemente ispirata e costruita tutta intorno ai tanti aspetti della personalità della Boulanger allieva, maestra, amica, collega, icona di numerosi artisti. L’opera di Ada Negri (1870-1945), sia in prosa che in versi, è invece più diffusamente nota. Voce appassionata in un universo meno esclusivamente maschile rispetto a quello musicale, la Negri per l’intima e profondamente autentica espressività dei suoi toni, sembra riannodarsi in un ideale “unicum” emotivo a quelle rare quanto significative presenze femminili che fin dall’antichità hanno segnato in modo particolare e decisivo la storia della poesia e dell’arte tutta. Cresciuta nel clima letterario esasperato e traboccante della scapigliatura lombarda, la Negri si distinse subito per una poesia più intimamente sentita eppure non meno appassionata e travolgente. E proprio questo suo stile, di sicura ispirazione autobiografica, la fece avvicinare piuttosto alle più alte ed emergenti voci della poesia del Novecento, in particolare D’Annunzio, il quale –non a caso proprio come la Negri- ha prestato la propria parola a musicisti come Tosti e Respighi, a testimoniare la labilità del confine tra le arti, magico intreccio di voci molteplici e diverse con il solo sogno di far vivere quell’unico, profondamente umano sentire. L’entusiasmo e la popolarità che da qualche anno si accompagnano sempre alla musica di Piazzolla sono il segno di ben altro di una riscoperta musicologica: quello di Piazzolla è un vero e proprio fenomeno di costume, una moda, che ha eletto la musica dei sobborghi di Buenos Aires a metafora della condizione umana, perennemente nostalgica di una identità ormai lontana, dunque tradotta/tradita, appassionata e sensuale, capace tuttavia di sublimare le proprie tinte sfolgoranti nella spiritualità di una preghiera; così “Maria de Buenos Aires”, che nel cammino ideale da prostituta a donna-angelo, incarna le mille sfaccettature di quell’ineffabile universo femminile che nessuna figura del mito nell’antichità, né dell’arte moderna e contemporanea, ha potuto in sé completamente esprimere e catturare. Alda Merini, o dell’ebbrezza della vita: il confine tra la realtà e la sua trasfigurazione, tra razionalità e fantasia, tradizionalmente considerato estremamente labile e sfumato nelle donne è -nel suo personalissimo lirismo- il tratto forse più proprio di tutta la poesia della Merini, dove “tutto è vissuto in stato di ebbrezza che dà luogo a continue escursioni spirituali” (G.Spagnoletti). Con Madre Teresa di Calcutta, infine, si chiude il viaggio attraverso le molteplici figure che, tutte indistintamente, compongono quel complesso, variegato ed affascinante universo che è la donna. Madre Teresa concentra su di sé, sulla propria esperienza, il percorso più sublime dell’umanità: quello che dalla Terra si eleva verso il Cielo; quello che attraverso la preghiera invita la persona umana al suo più alto destino: la vita santa. L’eredità consegnataci da Madre Teresa ricorda da vicino quella di un’altra donna, un’altra santa: S.Rita da Cascia, la “Santa degli impossibili”. Entrambe con il loro esempio di coraggio, generosità, fierezza, ed incondizionato amore hanno mostrato ai potenti della Terra che i più alti traguardi dell’uomo sono alla portata di tutti, e si celano nella semplicità, nella povertà della nostra condizione umana che queste donne hanno saputo accettare ed elevare, con il miracolo dell’amore,alla beatitudine, alla quiete dell’anima, alla “perfetta letizia”.
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